Inizierò citando un passaggio contenuto nelle prime righe della Piattaforma di Rinnovo del contratto nazionale dei bancari: “… il rinnovo del CCNL si colloca in una fase decisiva e storica del riassetto complessivo del sistema creditizio e finanziario italiano, in cui il paese rivendica la necessità di un nuovo modello di banca al servizio dell’economia reale”.

Mi sembra evidente che il paese abbia bisogno, più che rivendichi, purtroppo non siamo in quel momento, un altro sistema creditizio al servizio delle esigenze dell’economia reale.

Siamo infatti in una fase nella quale i piani industriali che sono usciti e quelli che stanno uscendo, contengono l’indicazione a vendere qualsiasi cosa, senza fare alcun cenno all’attività del credito.

Tra l’altro in un periodo storico nel quale le banche e il sistema finanziario più in generale, sono sostanzialmente invise alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica.

Elemento questo da far pesare sul tavolo del negoziato.

Mi pare però difficile provare ad imporre un modello di banca differente senza partire dalla contrattazione.

Che significa per le organizzazioni sindacali di categoria fare i conti con quanto non ha funzionato nel rinnovo del 2012 e con ciò che non è sostenibile per produrre un vero cambiamento di paradigma in ambito creditizio.

Da questo punto di vista la banca dalla quale provengo, il Monte dei Paschi, è stato un formidabile banco di prova di ciò che è nelle intenzioni dei banchieri.

La precarizzazione e la frammentazione, ottenuta per mezzo dell’operazione delle esternalizzazioni, così ampia nei numeri e così scarsa di garanzie per i colleghi che l’hanno subita.

La moderazione salariale, praticata con il taglio massiccio della quota destinata al Tfr.

L’attacco ai diritti, messo in atto con la cancellazione del contratto integrativo aziendale, anche delle parti che non avevano alcun costo per l’azienda, che ha decretato pure l’irrilevanza della rappresentanza sindacale, soprattutto a livello periferico.

Se si mette insieme la situazione contrattuale del Monte e gli elementi che emergono nella “BIBBIA” dell’ABI, si ha un quadro preciso che nella mente dei banchieri è ben chiaro il “nuovo modello di banca”, ma non può essere il nostro.

E’ per questi motivi che dobbiamo prepararci ad uno scontro decisivo, soprattutto sulla qualità del lavoro nel settore.

Detto ciò sarebbe ingeneroso non rilevare come nella dichiarazione di intenti contenuta nella piattaforma si voglia intervenire sulle criticità elencate.

Il problema che noto è che lo si fa in termini un po’ troppo generici, come nel caso delle deroghe, che si dice andrebbero, cito, meglio motivate ed adeguatamente motivate.

Non si dice ad esempio quanto lo spostamento di risorse dal salario contrattato in favore di quello incentivante abbia devastato la categoria.

Non si affronta il tema del recupero degli automatismi, che consentirebbe ai colleghi con meno anzianità di avere più certezze rispetto ai propri diritti e al proprio reddito.

In conclusione, riprendendo il concetto di “collegamento con i lavoratori”, citato in relazione, peraltro gravemente sottovalutato nella precedente tornata contrattuale, penso che ciò che ci ha riportato al tavolo è stato proprio lo sforzo dei colleghi nella mobilitazione di ottobre scorso.

Per questo motivo credo vada ribadito e chiarito una volta per tutte che non solo è indispensabile la partecipazione dei lavoratori nei momenti cruciali della vertenza, ma che dovranno essere loro a decidere, all’interno delle assemblee, del proprio contratto.

 

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