Il documento presentato dalle Parti Sociali al Governo è inaccettabile.

Così come è inaudito che la Marcegaglia possa presentare delle proposte anche a nome e per conto delle Organizzazioni Sindacali: un’ umiliazione della CGIL e un affronto alle lotte, agli scioperi ai sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno creduto nella CGIL. Il pareggio di bilancio come obbligo Costituzionale in questo quadro europeo fondato sui vincoli monetari è una follia, in quanto contribuisce a determinare il massacro sociale nei confronti delle persone che noi dovremmo rappresentare. Privatizzazioni, liberalizzazioni, modernizzazione del welfare, la Cassa Integrazione nel settore Pubblico e quindi l’accettazione del blocco dei Contratti Nazionali vogliono dire secca riduzione dei servizi e dell’universalità dei diritti. Rendere strutturale la detassazione e la decontribuzione dei premi di risultato aziendali senza nulla dire sulla tassazione del lavoro dipendente e degli aumenti retributivi dei Contratti Nazionali che costituiscono la condizione minima per tutti i lavoratori, esprime una idea, una esplicita volontà punitiva sui più deboli, sul Contratto Nazionale, sulle fasce più povere della popolazione.

Parlare di oppressione fiscale sui contribuenti è semplicemente offensivo verso lavoratori dipendenti e pensionati che le tasse le hanno sempre pagate. La CGIL mai, nella sua lunga storia, si è sognata di sottoscrivere un documento nel quale non fosse visibile e riconosciuta la valorizzazione della qualità e della dignità del lavoro, come asse fondante e decisivo per uscire dalla crisi e costruire le condizioni della ripresa economica, produttiva e sociale. Al contrario, nel documento si fa esplicito riferimento alla modernizzazione delle relazioni sindacali che non può che voler dire contrazione dei diritti del lavoro, riduzione del valore del Contratto nazionale come strumento universale di garanzia per tutti, cancellazione del diritto di sciopero.

La tesi di Governo, Associazioni datoriali, grandi manager di grandi gruppi, che all’origine della crisi della nostra economia ci sia la scarsa produttività del nostro lavoro pubblico e privato e che quindi la soluzione sia la riduzione dei suoi costi ha vinto a mani basse, per assenza di forti, convinte e coerenti posizioni di contrasto. Si conferma anche in questo caso dopo l’accordo del 28 giugno, una gestione della CGIL come se fosse proprietà di 2 o 3 dirigenti, fuori e dentro la Segreteria, senza alcun coinvolgimento ed alcun mandato da parte dell’Organizzazione. Chiediamo pertanto la sospensione da parte della CGIL degli incontri previsti nelle prossime settimane e la convocazione degli Organismi dirigenti. Dirigere in questo modo l’Organizzazione vuole dire mutarne geneticamente le sue caratteristiche democratiche.

“La CGIL sospenda gli incontri e convochi gli Organismi Dirigenti.” – Dichiarazione di Gianni Rinaldini, coordinatore nazionale La CGIL che Vogliamo

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