Oreste Lizzadri, Achille Grandi e Giuseppe Di Vittorio

Cara Laika, sarai canide ma mica scema. Mi chiedi di raccontarti del cosiddetto “Patto di Roma” e io, lì per lì, rimango un po’ perplesso. Non lo so che cosa sia. Roba relativa alla Repubblica Romana? Centra con il papato? O magari vicende di mussoliniana memoria?

Mi tocca guardare su wikipedia, provvidenziale come sempre. Ah, ma allora mi prendi in giro… non facevi prima a chiedermi quale importante anniversario fosse per tutti noi oggi? Te lo avrei detto subito! Il 3 giugno di 66 anni fa il prode Di Vittorio con Achille Grandi ed Emilio Canevari costituivano la Confederazione Generale Italiana del Lavoro, erede della CGdL abolita dal fascio.

A leggere ora i punti che ispirarono quel progetto viene da piangere. I comunisti, i socialisti ed i cattolici impegnati in una sanguinosa guerra civile per sconfiggere e cancellare la dittatura fascista, si mettevano insieme per “promuovere l’organizzazione e l’inquadramento del movimento sindacale in tutte le regioni liberate, in uno con la vigorosa difesa degli interessi urgenti dei lavoratori“.

La base costitutiva rappresentata da alcuni semplici punti, come per esempio la “più ampia democrazia interna [...], la partecipazione proporzionale delle minoranze“, “la massima libertà d’espressione”, l’indipendenza da tutti i partiti politici, etc. Niente male, eh?

Sorridi? Torniamo al discorso di prima, cagnetta si ma mica scema. Il primo sentimento è quello di estremo benessere, te lo leggo negli occhioni: ti immagini un sindacato così, fatto da uomini e donne di una certa razza e lo posizioni nel ventunesimo secolo, nell’Italia di oggi. Ma dura poco, vero? L’amarezza prende il sopravvento, un montaggio di questo tipo non riesci a farlo nemmeno con photoshop! Miseria ladra.

E mica perché i comunisti sono messi come il panda in Cina, i socialisti si sono rubati tutto quello che c’era da rubare e i democristiani si sono riciclati dove han potuto. Il problema è che oggi ti parlano di democrazia come un pericolo, anche in CGIL. Ti ricordi qualcuno ai congressi che parlava di “democrazia usata come una clava”? Appunto.

No, cara Laika, del rapporto coi partiti (o con IL partito?) mi rifiuto di parlare: non sparo sulla croce rossa. Ti faccio solo notare che gli stessi che hanno affossato il più grande partito dei lavoratori d’Europa stanno cercando di cancellare pure il sindacato come lo avevano inteso i “padri fondatori”. Eppure, a sentirli tutti quanti, si riempiono la bocca con le citazioni di Di Vittorio, di Foa,… ma intanto pensano a come sopravvivere alla meno peggio. Pensa tu che paragone impietoso, da una parte Di Vittorio, Grandi e Canevari, dall’altra Epifani, Bonanni e Angeletti. Dici che sono cattivo? Forse. O forse sono loro ad essere cattivi come il vino che ha preso aria.

Ti ho già capita, adesso ti arrabbi e mi dai del pessimista, del disfattista. Guarda che io voglio bene alla CGIL! E a certi suoi dirigenti che non voglio tanto bene. Di più, credo che il sindacato in Italia abbia un futuro perché posa su un passato dai piedi d’acciaio, la storia lo ha dimostrato ampiamente: perché come diceva Bertoli “a stare in trincea sono gli uomini normali, non i Capi di Stato o i generali [...]; a stare in trincea sono gli uomini normali, non i vescovi e neanche i cardinali”. Sarà la nostra gente, ancora una volta, a voltare la pagina; che i gruppi dirigenti siano pronti o no ad affrontare il cambiamento e la fine del riflusso. Coraggio!

Condividi