“Personalmente, non credo che partecipare alla mischia elettorale sia una strada per la politica alternativa. Non per la natura schizzinosa delle classi medie – “la politica è sporca”, oppure “tutti i politici sono corrotti” -, ma perché credo che le battaglie dovrebbero essere combattute da una posizione di forza e non da una posizione di debolezza. [...] In un momento in cui l’opportunismo è tutto, quando la speranza sembra essere persa, quando tutto si riduce ad un cinico affare, dobbiamo cercare il coraggio di sognare. Per reclamare il romanticismo di credere nella giustizia, nella libertà e nella dignità. Per tutti. Dobbiamo farne una causa comune, e per farlo dobbiamo capire come funziona questa grossa vecchia macchina – a favore di chi, e contro chi. Chi paga e chi ne approfitta.

Arundhati Roy

La tesi del «senato virtuale», una tesi su cui molto insiste Noam Chomsky (che la mutua da B. Eichengreen) pare, alla prova dei fatti, difficile da confutare. Questo senato virtuale è costituito da prestatori di fondi e da investitori internazionali che continuamente sottopongono a giudizio le politiche dei governi nazionali; e che se giudicano «irrazionali» tali politiche – perché contrarie ai loro interessi – votano contro di esse con fughe di capitali, attacchi speculativi o altre misure a danno di quei paesi (e in particolare delle varie forme di stato sociale). I governi democratici hanno dunque un doppio elettorato: i loro cittadini e il senato virtuale, che normalmente prevale. I sistemi totalitari moderni potrebbero essere definiti “dittature del capitalismo dei compari“. In questi sistemi, un gruppo di persone si appropria indebitamente della maggior parte delle risorse e le gestisce per il proprio interesse, a danno della maggior parte del popolo.
Di questo il popolo stesso sembra non preoccuparsi, inerte si prodiga nella folle corsa sulla ruota da criceto su cui spende ogni giorno. “Il velo di Maya” che separa le persone dalla vera conoscenza si perpetua nei secoli, dalla notte dei tempi. Da qualsiasi prospettiva si guardi il mondo, esso appare come un posto ingannevole, illusorio e poco illuminato.

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Così accade che ai più sfuggano banalità del tipo che solo il 5% del denaro che circola è reale, che le banche sono tutte insolventi, mentre guadagnano dalle crisi, che ci prestano soldi che non hanno, sui quali paghiamo un interesse, provocando, seppure in modo indiretto, il fallimento di interi paesi e che sopravvivono grazie agli aiuti pubblici.
Crediamo davvero che il cambiamento di questo sistema immorale, malato e sostanzialmente di usura legalizzata, di economia di carta che poggia sul nulla e di schiavitù monetaria, possa essere sovvertito dalla politica?
Ciò detto non significa che il parlamento non serve, o che le elezioni dovrebbero essere ignorate. Naturalmente, c’è una differenza tra un partito apertamente razzista con tendenze fasciste e un partito opportunisticamente razzista. Naturalmente c’è una differenza tra una politica che predica l’odio, apertamente e con orgoglio, e una politica che mette la gente l’uno contro l’altro in maniera furba.
Nel frattempo, la sinistra tradizionale, “mainstream“, sogna ancora di “prendere il potere”, ma rimane stranamente inflessibile, senza voglia di vedere i tempi. Si è auto-assediata e si è ritirata in uno spazio intellettuale inaccessibile dove argomenti antichi vengono proferiti in un linguaggio arcaico, comprensibile a pochi.
Gli unici che presentano una qualche sembianza di una sfida sono i movimenti di resistenza dal basso, sparsi per tutto il paese, che combattono l’espropriazione e la violazione dei diritti fondamentali causati dal nostro modello attuale di “sviluppo”. Molti di questi movimenti sono isolati,  lavorano senza soldi e senza risorse. Hanno le spalle al muro, ma hanno le orecchie per terra e sono in contatto con la triste realtà. Se potessero connettersi, se fossero sostenuti e rinforzati, potrebbero diventare una forza da tenere in conto. La loro battaglia, quando sarà combattuta, dovrà essere una battaglia idealistica e non di rigida ideologia.
Se cediamo sule nostre convinzioni per l’opportunismo e la convenienza, non c’è nulla che ci separa dai politici “mainstream”. Vogliamo la giustizia; deve essere la giustizia e i diritti uguali per tutti – non solo per i gruppi di interesse speciale con pregiudizi di interesse speciale. Questo non è negoziabile.
Forse ci serve un parlamento ombra, eletto al di fuori senza il cui sostegno e affermazione il parlamento non può funzionare facilmente. Un parlamento ombra che produca un tamburellio sotterraneo, che metta in comune l’intelligenza e l’informazione (che sono sempre meno disponibili nei media “mainstream”). Senza paura, e in maniera nonviolenta, dobbiamo disabilitare le parti funzionanti di questa macchina che ci sta consumando.
Siamo a corto di tempo. Mentre parliamo, il cerchio della violenza si sta restringendo. In un modo o nell’altro, il cambiamento avverrà. Potrà essere sanguinolento, oppure bello. Dipende da noi.

Collage di articoli di Arundhati Roy, Giorgio Lunghini, Antonella Randazzo

e da YouTube (film “El concursante”).

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